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“Lithica”

La mia ricerca si espande, nella sua evoluzione, attraverso vari impulsi e stimoli visivi avvolti mediante una riflessione centrata sull’organizzazione del paesaggio come espressione della società e la sua storia. Queste connessioni, che emergono da un interesse per l’architettura, da un recupero archivistico e dallo studio dei codici comunicativi, vengono tradotte nella mia opera mediante il segno – strumento di scrittura -, articolatore del mio linguaggio.

Nell’acquaforte, trovo una tecnica attraverso la quale esprimere questo linguaggio: la ricerca di immagini che nascono dall’interesse per indagare nelle relazioni tra narrazioni storiche, paesaggio e la costruzione di un immaginario collettivo e le strutture epistemiche che ne derivano.

Questo approccio mi porta a privilegiare il processo stesso, al lavoro come esercizio di costruzione: incido costantemente e in modo sovrapposto direttamente sul metallo, dove conservo tutti i graffi generati accidentalmente durante il lavoro. Queste trasformazioni delle matrici rinforzano la rappresentazione del passaggio del tempo, l’impronta dell’uomo nel territorio, la sua erosione. Incidere, allo stesso modo, è ferire una superficie segnando una traccia irreversibile, un gesto che rimane come registro di un’azione passata. In questo modo, facendo una traslazione metaforica del materiale, sul piano si crea una trama ininterrotta della storia, dove le rovine del passato, di guerre e transizioni rimangono latenti e si scontrano con architetture e impalcature nervose che sorreggono strutture create dall’unione di segni.

In quest’opera, prendo dei simboli rappresentativi dal paesaggio del mio paese natale, come le cave: origine della costruzione di tutta l’isola ma, allo stesso tempo, è uno dei ultimi spazi intatti, tuttora al riparo dal turismo intensivo e dai processi di gentrificazione. Nell’opera, a questo luogo sacro, assieme ad altre icone paesaggistiche, ci contrappongo una serie di strutture che invitano a questionare il racconto, portandolo al limite della distopia e spalancando interrogativi che impediscono di ridurre l’opera a un’unica interpretazione.

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