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“La casa del defunto”

L’opera, intitolata “La casa del defunto”, è una stampa a tre matrici realizzata ad acquatinta, acquaforte, ceramolle e puntasecca. Rappresenta e indaga la figura dell’Accabadora.

L’Accabadora è considerata una delle figure più rappresentative della Sardegna. Ritenuta spesso al confine tra realtà e leggenda, diverse testimonianze, sia fisiche (seppur rare) che orali, sembrerebbero confermarne l’esistenza, rendendola uno dei primi esempi documentati di eutanasia ante litteram.
L’opera, proprio attraverso le sue tre matrici, vuole raccontare il percorso dell’Accabadora: dall’ingresso nella casa del moribondo fino al momento finale di quest’ultimo.
Il viaggio inizia dalla matrice di sinistra. Questa è divisa da tre verticali: tra le prime due si trova la figura dell’Accabadora con il suo pesante mantello; davanti a lei, una vecchia porta in legno sulla quale si staglia su matzolu, lo strumento usato proprio per praticare l’eutanasia. Ci troviamo all’ingresso della casa del moribondo, e siamo prossimi a entrare.

La matrice destra mostra l’interno della casa. Questo è abitato da una serie di figure femminili incappucciate, simboli di morte e lutto. In basso a destra, grazie a una texture più granulosa, si distingue dalle altre proprio l’Accabadora. La sua presenza, assieme a quella delle donne all’interno della casa, vuole suggerire l’idea che siano esse ad accoglierla e a guidarla, conducendola verso il suo obiettivo: la stanza del malato.

Tutto culmina nella matrice centrale. Qui, tuttavia, non viene mostrato il momento dell’atto, quanto piuttosto quello immediatamente successivo. Il tutto si svolge all’interno della stanza, come suggerito dalla volta, la quale incornicia e nasconde al suo interno il ritratto nero del defunto. Sopra la volta riappaiono le donne del lutto, meno riconoscibili e più frammentate. Il resto della scena è caratterizzato da alcuni elementi simbolici: a sinistra, dal buio emerge la maschera di Sa Filonzana, tessitrice del filo della vita nel folklore sardo, capace di tagliarlo in ogni momento; al suo fianco, il campanile di una chiesa. Col rintocco di una campana si conclude dunque la vita del malato, e di conseguenza, il lavoro dell’Accabadora.

Tutta la stampa, in ogni sua matrice, è realizzata giocando principalmente su netti contrasti tra bianchi e neri. Questi sono il frutto di sovrapposizioni di vari elementi. Il risultato ricercato, attraverso questi due estremi, è un clima suggestivo e silenzioso, in cui le figure perdono la loro fisicità per trasformarsi in ombre.

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