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L’opera prende forma da un paesaggio della memoria, rielaborato attraverso un processo di sintesi visiva. Non si propone come una rappresentazione fedele o descrittiva del reale, ma come una reinterpretazione soggettiva, in cui le forme si fanno essenziali e i dettagli si dissolvono. L’intento non è quello di documentare, ma di evocare: ciò che resta è una traccia, un’impressione, una presenza sospesa tra gurazione e astrazione. Il lavoro si concentra quindi sulla possibilità di trasmettere un’atmosfera, più che una scena, lasciando spazio all’interpretazione e alla sensibilità dello spettatore.

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