IL SESSO DEGLI ANGELI
“Miserabile!
Come sfuggire l’infinita ira,
e la disperazione infinita?
Ovunque io fugga è l’inferno.
Sono io l’inferno…’’
Da “Paradiso perduto” di John Milton
“L’inferno sono gli altri”
Da “A porte chiuse” di Sartre.
Quand’è che abbiamo smesso di fare domande senza cercare una risposta?
Quand’è stata l’ultima volta che abbiamo guardato il cielo senza volerlo capire, ma solo godendoci la vertigine e il mistero della sua grandezza?
Amiamo le risposte: riceverle, ma soprattutto darle. Ed è grazie alla quantità di informazioni a cui abbiamo accesso che è così facile estinguere ogni perché.
Abbiamo smesso di farci domande impossibili. Domande inutili, che non fanno guadagnare, che non risolvono problemi. Domande utili solo a farci guardare un po’ più in là dell’universo, lì dove finiscono le stelle.
Forse è successo appena ieri, o forse cent’anni fa. Sarà stata la morte di Dio o quella di Nietzsche. Sarà stata la nascita della scienza o quella di Freud.
Finché un giorno in una università un ragazzo che non parlava mai chiese a chi gli stava intorno qualcosa di apparentemente senza senso, ma che tuonò nell’aria come un canto di rivoluzione:
”Ma gli angeli come fanno l’amore?
Non posso immaginare una creatura tanto più perfetta di noi, che ama di un amore tanto più perfetto del nostro, che però non ne ottiene in cambio alcun piacere.”
Ed io, che ero fra quelli che lo ascoltavano, ne rimasi fulminato. Ma a chi chiedere? A un angelo, certamente. Chi se non lui?
Peccato che non se ne trovino molti di questi tempi. E dopo aver chiesto ad anziane signore in cerchio, intrappolate nei propri rosari, ad atei folli che interrogavano i defunti, a ragazzi perduti che vedevano i fantasmi a bambini e a delinquenti che giocavano per strada, se mi sapessero indicare un luogo dove potessi trovare un angelo, un giorno, una ragazza me ne regalò uno: un girasole.
Era la cosa più simile ad un angelo che avessi mai visto. Apriva al mattino i suoi petali gialli simili a piume d’oro e li stendeva al cielo come ali giganti, pronte in un istante ad esplodere nell’aria. Lei mi disse che lo aveva colto mentre si trovava prostrato verso il sole come fosse in preghiera. Giorni dopo morì dal dispiacere (perché gli avevano sottratto dio!) non potendolo adorare e appassì sul mio tavolo senza lasciarmi alcuna risposta.
Così muore un angelo. Ma come fa l’amore? E disubbidirebbe a suo padre per quell’amore? Morirebbe lontano da lui perché qualcosa di ancora più forte l’aveva chiamato?
Dal cadavere di un fiore ho cominciato ad immaginare il volto di un angelo, quello che ora vedete inciso nel metallo e poi impresso sulla carta, così, magari, da poterlo riconoscere un giorno e ammirarlo nel sole, ma questa volta senza chiedergli alcuna risposta, soltanto godendomi il mistero che si cela dietro il sesso degli angeli.
